lunedì 20 febbraio 2017

La Cantante di Liscio link per la lettura.





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Buona lettura!
Sono graditi commenti.

mercoledì 8 luglio 2015

Rosa antico.





Tra un po' la mia patente rosa di stoffa verrà vaporizzata. Mi daranno la tesserina a "carta di credito", che alla fine dei 5 anni di validità (perché ho passato il cinquantello, anche se io non ci credo), dovrà essere rifatta di sana plastica. È un pezzo di storia che se ne andrà, quel fazzoletto rosa antico con la foto sopra, e tutti i bolli dagli anni '80. La foto: beh risale ai miei diciott'anni, a quegli occhiali enormi "perché sa, così il campo visivo è maggiore, e riparano anche dai moscerini e dalla sabbia", con i capelli cortissimi, probabilmente una predizione della calvizie che poi mi avrebbe arredato il capino. Le rare volte che ho dovuto mostrarla a qualche agente mi sono sempre chiesto come facesse a capire che ero davvero io il titolare del documento, che non era una patente rubata, o con una foto falsa. Vi lascio immaginare le condizioni in cui è un pezzo di stoffa tenuto per trentacinque anni dentro diversi portafogli; loro cambiavano, lei no, lei si accomodava senza tante storie nella sua nuova casa, sapendo che non avrebbe avuto tante occasioni di prendere aria, non fosse stato per me, che per far ridere qualche amico, ogni tanto la esibivo per mostrare la foto tessera, un capolavoro di inchiavabilità. Io sono anche quello che ha avuto scritto sulla carta d'identità, alla voce capelli, la dicitura "calvo". Ora, io calvo non sono, ma quella mattina avevo i capelli superstiti tagliati con la lametta, insomma, a palla da biliardo. L'impiegata dell'anagrafe non ha voluto sentire ragioni, "lei questa mattina mi è venuto calvo e non posso scrivere altro". Ho avuto la pazienza di un santo cercando di spiegarle che per "capelli" intendevano il colore, infatti alla voce "occhi" non c'era scritto "due", ma "castani". Niente da fare. E anche con quella chicca ho fatto divertire un sacco di gente che non credeva che avessi davvero quella dicitura sul documento. E poi la beffa, l'estensione a dieci anni della validità, cavolo, proprio di quella carta! Ecco, anche quando ho abbandonato la vecchia C. I. ho pensato, cavolo adesso se dico che avevo scritto calvo, chi ci crederà più? I documenti cambiano, la nostra identità, no.

giovedì 26 giugno 2014

La solitudine dei numeri 9.


Allora, io conosco tanti (me compreso) che reputano Prandelli l'artefice di questa sciagurata missione brasiliana, con le convocazioni a cazzo di cane (perdonate il francesismo), l'assenza di un'idea di gioco, la confusione che ha creato nello spogliatoio, con cambi di schemi e giocatori durante le partite. 
Detto questo, molti si scagliano conto il diversamente pigmentato bresciano perché rappresenta la parte peggiore dei ragazzi strapagati del mondo del calcio, quelli che se non twittano crepano, che girano con macchine costosissime, che cambiano più volte loro il colore della cresta che un camaleonte in un negozio di vernici. E fino qui non ci sarebbe niente di male, ma è l'atteggiamento che costui si mette addosso che non te lo rende minimamente simpatico. 
È un musone (che cazzo hai da essere musone, che fai la vita più bella del mondo, donne come se piovesse, ecc.), insofferente, strafottente, uno che parla in terza persona (che ormai non lo fa più nessuno, a parte Conte), che lo vedi che non si impegna, che non fa altro che battibeccare con avversari, compagni e arbitro. Cazzarola sei un professionista!!! Lascia perdere chi ti provoca, sii superiore, fottitene, quando vai a casa c'è la bella Fanny che ti fa tante belle cosine. Ma no, lui deve sentirsi solo contro tutti, un incompreso, uno che "why always me?". 
Caro SuperMarioCart, fatti delle domande, ma datti anche delle risposte, magari multiple, e poi barra quella che credi sia giusta, ma barra qualcosa.

giovedì 8 maggio 2014

Il Biomotivatore. (D. Menghi - F. Gaddoni)

Vi basta una telefonata. Il costo è davvero modesto. Potete chiamare da fisso o mobile, 24 ore su 24. Una semplice selezione numerica vi consentirà di accedere alla funzione desiderata.
Questo servizio telefonico è l’occupazione che mi sono inventato e che mi consente di sbarcare il lunario in maniera più che decorosa. Non immaginate quante persone abbiano la necessità di svolgere normali funzioni biologiche, ma non ne siano in grado per cause essenzialmente psicosomatiche. 
Nel caso di un intestino poco vivace, digitando il tasto 1 dopo il messaggio di benvenuto, mentre siete seduti sulla tazza o, nell’ipotesi peggiore, appollaiati sulla turca in precario equilibrio, una voce registrata vi incoraggerà, per tutto il tempo che vi sarà necessario per espletare la funzione, mormorandovi all’orecchio “Dai spingi, spingi forte, pensa a liberarti, pensa a come ti sentirai meglio...”. 
Il tasto 2 è dedicato alla vescica ritrosa, timida. In sottofondo udirete torrenti di montagna e cascate canadesi, mentre la voce dell’operatore pronuncerà un semplice “Pssssss....” prolungato. 
Premendo il tasto 3, dedicato al rapporto sessuale difficoltoso,  si potrà navigare nelle sottosezioni 1 2 3, a seconda del grado di incitamento necessario per lo scopo. La sottosezione 4 prevede anche l’uso di un vocabolario triviale che non ritengo opportuno riportare.
Col tasto 4 si accede al messaggio destinato agli insonni, ai rifiutati da Morfeo. Un sottomenù permetterà di scegliere tra: ninne nanne di tutti i paesi del mondo, i belati di un grande gregge da contare, un discorso qualsiasi di Mario Monti. 

Il servizio sta andando alla grande e sto lavorando per ampliarlo. Dedicherò il tasto 5 a chi non si innamora, il 6 a chi non si disamora, il 7 a chi ha paura di tutto, l’8 a chi non crede a nulla, il 9 a chi crede a tutto. Compreso quello che ho scritto.

mercoledì 7 maggio 2014

Il nano da giardino. (D. Menghi - F. Gaddoni)


C’è da dire che non ho proprio il fisicdurol (ho studiato tedesco), infatti sono alto 1 e 87, ma ho un mio sistema per arrivare alle misure standard iso-100255, stabilite dalla Convenzione di Walldeesney.   Alla sola funzione decorativa io ne ho aggiunta un’altra che, con i tempi che corrono, mi ha aperto moltissime opportunità, e ha fatto sì che io sbaragliassi il mercato e diventassi il nano da giardino più richiesto. Io fungo (nel senso meno micotico del termine) da antifurto.
Per svolgere questa funzione rimango rigorosamente fedele alle caratteristiche del nano che mi è stato chiesto di interpretare. Ecco brevemente come mi comporto in caso di intrusione:
- Brontolo: mi incazzo di brutto, urlo, minaccio.
- Eolo: starnutisco violentemente e rumorosamente.
- Cucciolo: guaisco, chiamo i malintenzionati chiedendo loro coccole ad alta voce.
- Dotto: con domande di carattere di cultura generale e di storia del furto dai sumeri a giorni nostri, metto a nudo la scarsa preparazione dei ladri che, presi da sconforto, rinunciano.
- Pisolo: russo fragorosamente. 
- Gongolo: bagno i malcapitati delinquenti, deridendoli, con il tubo per annaffiare il giardino, anche in gennaio.
- Mammolo: è il meno richiesto per via della sua timidezza che gli impedisce di reagire in qualsiasi modo, se non arrossendo. 
Non pochi furti sono avvenuti nelle case dove interpretavo quest’ultimo, motivo per il quale sono stato obbligato a stipulare un’assicurazione personale.

Quasi dimenticavo... per ovviare al mio metro e ottantasette ho un sistema molto semplice: pratico nel giardino, nel punto in cui mi vogliono collocare, due buchi di circa 80 centimetri dove infilo le gambe. Se si tratta di un cortile in cemento uso, naturalmente, un martello pneumatico. Il costo ovviamente sarà più elevato.

martedì 6 maggio 2014

Il derussatore. (D. Menghi - F. Gaddoni)


“Licenziato?”
Sì, licenziato a cinquantasei anni per scarso rendimento. Comprensibile, visto che la notte non riuscivo a chiudere occhio per via di quella mietitrebbia di mia moglie. Abitavamo in una casa piccola, con una sola stanza da letto e un divano ad angolo, scomoderrimo. Inoltre avevamo la doccia e non la vasca, per motivi di spazio; dovevo per forza dormire vicino a una donna che russava appena chiudeva gli occhi e smetteva solo al suono della sveglia. Di tutti i sistemi provati, l’unico che avesse dato qualche risultato, era la classica raffica di bacini, tipo quella che si fa quando si chiama il gatto. Efficace sì, ma per non più di qualche minuto. Una tragedia, sfociata nel licenziamento.
C’è chi s’abbatte e c’è chi s’ingegna. Non potevo dormire di notte? L’avrei fatto di giorno. Come avrei campato? Aiutando, a pagamento, le persone con il mio stesso problema. Sono diventato un derussatore.
Principalmente svolgo il mio lavoro in ambito privato, presso coppie obbligate a dividere lo stesso talamo. Colloco una sedia di fianco alla parte del letto del disturbatore e mi attivo al bisogno. Nel caso che entrambi russino, sono costretti, loro malgrado, a posizionarmi in mezzo a loro, in modo che io possa, solamente girando il capo, dedicarmi all’uno o all’altra.
Col tempo ho affinato moltissimo la mia tecnica di emissione, riuscendo a modulare la frequenza del suono, a seconda del soggetto da trattare.
In seguito, grazie al passaparola, sono stato contattato da grandi strutture di accoglienza: dormitori, carceri, campings. Il lavoro, rispetto alla casa privata, prevede che io non stia fermo durante il turno, ma che giri tra i letti o le brande nei dormitori; in compagnia del secondino lungo i corridoi delle prigioni; tra tende e roulottes nei campings. Capita, in questi ultimi, che si facciano anche delle conoscenze; mi riferisco soprattutto ai prostatici che spesso, durante la notte, escono, e con cui si ha l’occasione di fare una chiacchierata o una pisciatina insieme.
Sistemata la parte lavorativa, rimaneva da ricostruire quella sentimentale. Mia moglie mi aveva lasciato per un commercialista conosciuto in vacanza a Cervia.
Poco tempo dopo il destino ha deciso di darmi una mano, facendomi incontrare la titolare di un laboratorio di pasticceria, con cui ora convivo. Ambedue lavoriamo di notte. Ambedue dormiamo di giorno. O meglio, io dormo. Lei no. Io russo.

martedì 14 maggio 2013

Il fenomeno del buismo.


Come si fa a capire la differenza di un "Bu" normale da un "Bu" razzista? Boh.
In America il tifo per il consenso si fa con applausi e fischi, per il dissenso si usa il "Bu". E non è che là non ci siano diversamente pigmentati, eh. 
Un conto sono i cori che inneggiano a disgrazie, un conto secondo me, è il "Bu" di disapprovazione. Poi scusate se uno fa quel verso a un croato, a un montenegrino, a un serbo, a un albanese, a qualsiasi non italiano di pelle chiara, nessuno dice niente, poi se lo fa a Balotelli si scatena il finimondo. Parliamoci chiaro, Balotelli non è che ispiri proprio il massimo della simpatia, però si può inverire sulla professione della madre, sulla integrità della fidanzata di turno, ma fargli un "Bu", no. Ri-boh. Nel senso meno ippico del termine.
Mi sa che per essere sempre politicamente corretti, si vada verso un razzismo a rovescio.  Io nel "Bu" non ci vedo niente di male.